VERGOGNOSO SILENZIO SUI PRECARI (Elisabetta Zizzi)

(la versione pubblicata in data 31/10/2009 dal quotidiano nazionale “La Stampa”: link alla pagina del quotidiano) vergognososilenzioprecari-scansione

Hanno tutte le età: direi dai venticinque ai sessanta. Sono gli  (ex?) insegnanti precari.

Non a tutti spetta la promessa dell’indennità di disoccupazione, per alcuni un vergognoso tamponamento.

Molti miei amici non hanno i requisiti sufficienti per sopravvivere con meno di 500 euro al mese. Forse io sono fortunata perché ho 28 anni e la speranza di cercare un’altra occupazione, un lavoro qualsiasi che mi dia più della cifra della disoccupazione.

Vivo in Veneto dove di certo le richieste di personale, nonostante la crisi, si vedono sempre.

E tanti miei conterranei rimasti nel sud? Direi che, come troppo spesso è consuetudine, devono farsi mantenere da qualcuno.

Dopo cinque anni di lavoro fatto con serietà e passione, un lavoro che mai avrei cambiato nonostante tutti definiscano sottopagato e considerato socialmente irrilevante, devo fermarmi.

Non avrò forse più la possibilità di fare l’insegnante.

Poco importa che abbia quattro abilitazioni conseguite a 24 anni, una laurea a 22 e 4 corsi perfezionamento pagati nella speranza di crescere in un lavoro che ho scelto per convinzione, non per ripiego.

Niente importa che solo e sempre questo lavoro avrei voluto fare, non diventare dirigente perché non si sopportano più gli alunni e lo stipendio è il triplo.

Siamo in troppi, per questo non interessa mostrare altro che la parte più “sfigata”, deficitaria e inutile di questa classe fatta non solo di insegnanti sindacalisti, che si incatenano sugli edifici e sono più informati delle novità politiche che dello svolgimento del programma dei propri studenti.

Siamo in tanti altri, veri professionisti, silenziosi, di cui nessuno parlerà mai.

Sui  nostri articoli, seppur scritti meglio di quelli di tanti polemici e presunti giornalisti, c’è un imperdonabile errore: un nome che non avrà mai l’attenzione di qualche pagina. Per essere invitati nelle trasmissioni bisogna scrivere racconti pornografici a 16 anni oppure infastidire malavitosi importanti rischiando la vita ( e non vale nemmeno per tutti).

Le televisioni locali hanno concesso tre minuti al prototipo di insegnante con le scarpe bucate, gli abiti sporchi e sempre uguali che chiede “lavoro e dignità”.

Chi ha permesso a questo esercito umano di conseguire dei titoli, di illudersi di una occupazione, anche precaria e di continuare così per decenni? Mentre i governi e i ministri seduti al caldo si scaricano il barile, tanti devono pagare l’affitto e hanno figli da mantenere.

Non ci sono solo ultracinquantenni precari, dei quali è umano avere pietà anche se sono entrati tardi nel mondo della scuola, magari attraverso le infinite scappatoie che sono state fornite.

Ci sono professionisti nel fiore degli anni che faranno un lavoro per cui sono troppo qualificati, ma che di certo sarà più dignitoso di mendicare un posto che non arriva in uno stanzone di centinaia di persone disperate. Sono le convocazioni, dove tutti sperano che chi ti precede, nel migliore dei casi, sia malato o assente.

Il mio tono è disincantato. Ho partecipato a concorsi di dottorato di ricerca visibilmente truccati, di cui non si pubblicano neppure le graduatorie dei partecipanti. Ma tutti lo sanno, quindi non è una notizia.

Sono rimasta senza lavoro, come altri migliaia di “ex insegnanti”. Tutti sanno anche questo, che non è una notizia.

Le cose interessanti sono altre. Nella tv impegnata trovano spazio i flirt, i tradimenti, gli abbandoni di personaggi privi di qualsiasi talento.

L’informazione non può cambiare le cose, neppure i ministri possono farlo per il semplice fatto che non sanno come. Il sistema è  esploso al suo interno. Andava previsto? Noi illusi dovevamo essere preservati? Magari fermati prima di NOVE anni di scuole di abilitazione avallate dai GOVERNI DI TUTTI I COLORI?

Nessuno però, fino ad oggi, ha avuto il coraggio di raccontare tante persone comuni, gente eccezionale, non solo istruita, ma ricca, appassionata di cultura, a cui nessuna disoccupazione potrà togliere la dignità di un intelletto ampio e illuminato.

Io di fronte a questa vergogna sociale, politica e sindacale, mi sento così.

Non ho studiato per niente e questo messaggio andrebbe dato a tutti: non c’è nessuno che possiede di più di una mente rapida e curiosa.

Lo dovrebbero ricordare le persone eccezionali che ho incontrato nel lavoro, e che troppo spesso vedo mortificate da ciò che viviamo. Dovrebbero guardarsi la coscienza tutte quelle mediocri che affollano le cattedre senza motivazione o che sono sedute, senza alcun merito, su poltrone prestigiose.

Vorrei che questo mio scritto, prima di essere gettato, come tante altre volte è accaduto, visto che non c’era forse il nome giusto, sia letto da qualcuno obiettivo, con la mente corretta, che sa che purtroppo non ho detto niente di nuovo e diverso.

Me la prendevo quando qualcuno di un’altra generazione mi diceva che si fa carriera solo conoscendo in alto.

Me la prendo ancora perché, per sopravvivere, devo credere che esistano le capacità e che, se sei maledettamente bravo, ti verrà data, prima o poi, una possibilità.

Prima o poi potrò dirlo a tutti, non per fare soldi, ma solo per avere la gioia e la soddisfazione di scandalizzare qualche falso perbenista che, naturalmente, sa tutto lui.

Voglio specchiarmi nell’immenso rispetto che mi hanno concesso tanti alunni che ho avuto il privilegio di incontrare.

Professoressa…o forse impiegata, commessa o chissà…

ELISABETTA ZIZZI

Tags: , , ,